Murmur è una parola latina che in italiano significa “mormorio, dialogo calmo e continuo”, come quello dell’acqua che scorre, del vento che soffia o della folla che occupa un unico spazio.
Murmuration è una parola inglese che sempre in italiano significa “volo collettivo di storni” perché il fruscio sincronizzato delle loro ali in un volo comune ricorda proprio un brusio, mentre tutti insieme quegli uccelli fanno qualcosa per loro fondamentale: mangiare, bere, dormire, esplorare spazi, fare nidi e uova, difendersi con incredibile efficacia dai predatori.
Nella metafora del volo degli uccelli, il volo dell’aquila è una pratica di egoismo individuale, quello delle oche è una pratica di collaborazione per obiettivi comuni e da sempre noti, quello degli stormi di storni è una pratica di intelligenza collettiva e di co-creazione dove non soltanto gli obiettivi, ma anche le strategie e le conseguenti azioni sono decise senza alcun leader esistente in tempi rapidissimi.
Il mio mormorio personale, che mi gira per la testa in un centinaio di miliardi di neuroni, sussurra in continuazione che le condizioni di vita per il genere umano stanno cambiando in maniera radicale, nell’ipercomplessità e nell’ipervelocità, rispetto alle quali credo che dovremmo agire per vivere realmente nella swarm intelligence.
Il 4 ottobre 1892 il poeta Paul Valery visse una nottata per la sua vita diventata rivoluzionaria, in quanto capì che doveva rinunciare a degli “idoli” culturali precedenti e consacrare la propria esistenza a quella che nei suoi Cahiers chiamò “la vita dello spirito”.
Quella fondamentale svolta fu chiamata “Nuit de Gênes”, perché da qualche giorno Valery stava a casa di sua zia genovese nel Palazzo Montanaro, in Salita San Francesco, nel punto a mio parere più significativo di Genova, perché proprio in quel punto ogni retorica mostra i suoi limiti e dalla città pianeggiante che dopo il porto prosegue in vicoli anch’essi pianeggianti del centro storico, all’improvviso una curva a gomito rende la città verticale e i vicoli si trasformano in creuze, cambiando totalmente le prospettive con cui possiamo vedere il mondo.
Se vuoi venire, io sarò lì, nella curva a gomito di Salita San Francesco domenica 4 ottobre alle ore 18.30.
Con curiosità vedrò se saremo in 12, in 70 o in 70 volte 7.
Per me non cambierà la felicità, ma soltanto l’esperienza possibile di swarm intelligence, se avremo comuni intenzioni di volo.
Tu fai quello che vuoi, secondo il senso che ci vedi. Se vuoi aiutare ad essere intorno a 70 volte 7, estendi l’invito a quelli che tu conosci, ma io no. Come succede in tutti gli stormi di storni.
Ciao!!!
Guido
